mercoledì 23 dicembre 2009

Fotocopie

Il ghiaccio non è un problema. Il ghiaccio fuori non è un problema.
Il problema è che con questa lastra non ben delineata su ogni centimetro di asfalto, cortili e persone, mi devo muovere. Rigorosamente a piedi.
Mi servono due fotocopie del certificato che attesta che non posso guidare. Quella del non poter guidare è un'altra storia, però. Che non voglio raccontare adesso.
Esco, percorro un buon chilometro a piedi, fumo un paio di paglie e sono davanti ad una di quelle botteghe che, qualche cazzo di no-global dei miei genitali, definirebbe "ultimo baluardo contro le multinazionali che ci stanno invadendo".
Sapete benissimo che abitare in paesi piccoli implica il fatto di non avere vita al di fuori delle bocche del suddetto paese. Qui non siamo in eccezione, siamo in perfetta regola.
Quindi mi trovo davanti all'ingresso di questa bottega sapendo che quando consegnerò il certificato da fotocopiare il/la commesso/a lo scannerizzerà e si premurerà di far sapere il suo contenuto a chiunque gli/le capiti a tiro nei prossimi giorni.
Potrei fare un'Homerata (es. "come comprare fuochi d'artificio illegali" in cui Homer cerca di spostare l'attenzione del commesso comprando anche riviste osè, vasellina e cose di questo tipo) o fondamentalmente fottermene, anche perchè devo spedire due raccomandate entro oggi. E dentro queste raccomandate va inserita la fotocopia del suddetto certificato altrimenti, come si suol dire, son cazzi. Evidentemente propendo per la seconda ipotesi.
Apro la porta e saluto. Nessuna risposta. E dire che sono in due, madre e figlio affaccendati in un'importantissima azione contabile che impedisce loro di prestarmi attenzione. Lei è una tipica abitante del luogo, over 60, molto aperta alle novità e alla gioventù ed è conciata come se stesse in casa sua: fuseaux neri e golfino di un vergognoso color indefinibile (una via di mezzo tra rosso, marrone e verde). Lui, volto tondissimo, capelli pochi e unti, riportati da destra verso sinistra, accenno di pizzetto, ha una faccia da pederasta. E il fatto che il suo negozietto sia a pochi passi dalla scuola materna, mi mette di cattivo umore. Io sono tollerante, ma scoparsi i bambini mi sembra un vizio deprecabile. Ci vorrebe un pò di stile anche nei vizi. Datti al crack piuttosto! Farsela con i bambini è una cosa indegna. E' peggio che tenere al Genoa!
In più è' conciato come si conviene a un fottuto pederasta. Trasandato, sporco e unto. Viscido. Gran pezzo di merda, lascia stare i bambini! Rientro in me, constatando che il pederesta e sua madre non mi hanno davvero cagato nemmeno di striscio.
Riprovo a catturare la loro attenzione. A voce più sostenuta.
"Buondì! Potreste molto gentilmente farmi due fotocopie di questo foglio?"
Sono momenti di sgomento e paura vera, quando i due si accorgono che dentro il loro negozio ci sono io, un essere umano bisognoso di un servizio.
"Certo, - fa lui come ridestato da un dolce sogno - seguimi." E si incammina verso una stanzetta sul retro.
Me lo immagino che li porta qui, i bambini, dopo averli adescati. E, di getto, mi viene voglia di dargli un calcio nelle palle.
Mi trattengo a fatica, facendo leva sul fatto che le mie sono tutte supposizioni. Suffragate da sensazioni, certo, ma sempre supposizioni sono.
Se qualcuno mi venisse a dare un calcio nelle palle solo per un suo viaggio mentale, potrei ingastrirmi e fargli passare un brutto quarto d'ora.
Gli consegno il foglio e lui, mentre aspetta che la fotocopiatrice si avvii, lo legge con avidità malcelata. L'avevo messo in conto questo, caro commesso dall'aspettodiunpederestadimmerda.
Due minuti dopo le fotocopie sono nelle mie mani.
"30 centesimi."
"Tenga. Buone feste." Stavolta sono stato davvero educato.
Che mi venga un accidente se mi hanno risposto. Allora fottetevi, vi auguro di trascorrere un Natale all'altezza dei vostri vestiti. Un buon Natale merdoso.

1 commenti:

  1. Uno dei più squallidi personaggi in cerca di autore di cui mi abbiano mai parlato.

    PS Sai qual'è la parola che devo scrivere per potere inserire il commento? "Banco": nomen omen.

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