giovedì 16 dicembre 2010

Tutti uguali, nessuno escluso

Li riconosci subito questi rompicoglioni. Li riconosci dalla faccia con cui ti squadrano.Sembrano delle ragazza vestite da uomini. O degli uomini vestiti da ragazze. Nel senso che entrano, ti guardano e, se secondo loro ne vale la pena, ti rivolgono la parola.
Se stai bevendo e non è un'orario usuale ti citano Bukowski. E se a me del buon Hank non me ne fregasse un cazzo?
In ogni caso sto facendo la fila per un regalo natalizio.
Tra i ritardati del cambio merci e i subnormali che le merci le volevano cambiare, stiamo facendo notte. Un libro da 14 e 99 in cambio di un sorriso e, magari, di una scopata extra. Tentare non avrebbe nuociuto.
La fila non si muove. Una signora è venuta a cambiare il libro di Vespa, perchè pensava fosse quello nuovo e invece era sempre quello dell'anno passato con una copertina diversa.
"Intelligente la signora. - pensai - Sono quindici anni che Vespa fa così e nessuno se ne accorge." E sorrido sotto i baffi.
La signora è ingastrita forte, ma il subcommesso ha una faccia da chi si diverte a fottere il prossimo. La faccia da arbitro. O da ausiliario del traffico. Di quelli che devono controllare che tu non ti diverta troppo.
La signora, però, è il clichè di un osso duro da sconfiggere. L'accenno di messa in piega e di colore da aggiustare o il 23 o il 24 pomeriggio di dicembre, il tailleurino nero troppo aderente per i suoi anni e la bocca larghissima fasciata di rosso e contornata di nero tratteggiano una personalità che ha assistito a troppi salottini pomeridiani di Barbara D'Urso per farsi spaventare da un imberebe figlio di puttana.
"Qui c'è scritto che ho quindici giorni di tempo per cambiare l'articolo e l'ho comprato due giorni fa!"
"Mi spiace signora ma sotto le feste il diritto di recesso ha validità di 36 ore."
"E dove stà scritta questa cosa? Voi siete abituati a fare quello che vi pare! Io voglio cambiare il libro!"
Lui sorride. Impercettibilmente, ma sorride. E' una tattica vecchia come il mondo. La signora sta sbroccando - a torto o a ragione non è importante - davanti a un pubblico relativamente numeroso e lui punta tutto sul suo nervosismo. E quindi si produce in questo impercettibile sorriso che, tra gli astanti, può vedere nitidamente solo la signora e lo possono immaginare pochi altri che hanno avuto un sufficiente numero di esperienze di questo tipo.
E' come quegli arbitri che non ti danno un rigore solare e poi, solo quando incrociano il tuo sguardo, ghignano beffardamente come a dirti :"lo so che è rigore, ma tu mi stai sul culo, quindi...". Come quegli ausiliari che li vedi che ti stanno facendo la multa e tu, che ti sei fermato un secondo a comprare le paglie, glielo urli mentre corri verso la macchina e loro ti rispondono "mi spiace signore, non l'avevo sentita..." e accennano un sorriso di quel tipo lì. Ecco questo subcommesso è un tipo così.
La signora contiuna a sbraitare ma lui non se la fila. E' trincerato dietro al banco e alle 36 ore di validità.
Lei allora si calma un attimo, fà mente locale e si gioca l'ultima carta che ha nel mazzo. Lo guarda compunta, prende fiato e: "Voglio vedere il direttore! I-M-M-E-D-I-A-T-A-M-E-N-T-E!"
Il subcommesso sembra colto alla sprovvista, ma non ci giurerei. 'Sti figli di puttana hanno sempre pronto l'asso di briscola sotto il camice rosso.In ogni caso la signora si dlegua altrove con il direttore cinquantenne / abbronzato / relativamentepalestrato / chevestecasualpernonmettereinsoggezioneiproprisottoposti e la fila riprende a muoversi.
Pago con 15 euro e lascio il rame di mancia.
Accendo una Benson e mi dirigo verso l'auto parcheggiata a ridosso delle verande porta carrelli della spesa, i quali, come te, funzionano solo se infili la moneta dentro.
Tuttintorno il sole di dicembre non scalda ma mette tutti di buon umore.
Tuttintorno ci sono macchine illuminate da un sole che non scalda.
Tuttintorno la gente sale e scende da queste macchine e si lamenta del fatto che il sole non scaldi o che scaldi troppo o che non ci sia.
Esco a passo d'uomo e accendo la radio. I miei cd da viaggio sono finiti nelle mani di chissàchi, dato che mi è stata aperta la macchina settimana scorsa. E questo spiega anche il perchè io sia tornato a comprare un regalo nel momento peggiore dell'anno.
Solitamente i regali di Natale, i pochi che intendo fare, li ho già acquistati a settembre. La folla mi dà da fare. Per questo cerco di evitare discoteche, motoraduni, concerti più o meno rock, ritrovi sportivi, celebrazioni religiose, adunanze politiche.
Troppa gente mi rende nervoso.
Quando vado da qualche parte devo avere ben chiaro come muovermi per: bere, mangiare, fumare e pisciare. Se l'accesso a una o più di queste quattro condizioni è difficolotoso, io me ne sto a casa. Mia o di qualcun altro non mi importa.
La radio è accesa su Virgin Radio. Ma dura poco. Tra i motivi pricipali che mi obbligano a cambiare e a virare su qualcosa di realmente alternativo (tipo Radio Maria) ci sono il fatto che Ringo non sia mio fratello, che Paola Maugeri mi renda nervoso come la birra analcolica e che gli U2 siano più fastidiosi del papa.
Cambio stazione almeno 10 volte ma dalla radio, oramai, non ci se ne cava nulla di buono.
Guardo l'ora: le 11 e 15. Ho un sentore di fame che mi fa gorgogliare lo stomaco, così decido di fermarmi per un brunch da qualche parte lungo il tragitto di ritorno.
Mi fermo in centro, nel bar che coincide con la terza uscita della rotonda con la fontana.
Entro, mi toglo il berretto e aspetto il mio turno. L'attesa è di nuovo lunga e snervante. Così mi passa la fame.
La ragazza che serve, o almeno la metà che riesco a vedere da questa parte del bancone, è abbastanza carina. Capelli scuri, occhi scuri, occhiali e un bel visino rotondo con una boccuccia molto curata.
"Ciao. Me la fai una birra?"
"Colazione da campioni eh? Piccola?"
"Media, grazie."
"Se vuoi accomodarti di là te la porto io!" e mi sorride. Bel colpo penso.
Mi siedo ad un piccolo tavolino e mi allungo per prendere la Gazzetta dell Sport al tavolo a fianco.Cassano se ne và e con lui un pezzo del mio cuore. Mah!
Mentre leggo l'articolo a firma Franco Arturi su quanto sia stupido il buon Antonio e su quanta ragione ed etica possieda il buon Garrone, la vedo venire verso di me. Forse per una disfunzione ghiandolare, la parte di lei che mi era rimasta nascosta prima, si presenta in tutta la sua crudeltà. Ha un culo enorme. Gigantesco. E le gambe non sono da meno.
La natura è una puttana maledetta che gioca con il cuore degli esseri umani. E, perdipiù, vince.
Mi appoggia la birra sul tavolo e mi sorride di nuovo.Poi si siede e mentre sorseggio il primo sorso, mi dice: "Ecco il problema di chi beve. Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare; e se non succede niente si beve per far succedere qualcosa... Tu leggi Bukowski?"

2 commenti:

  1. Divertente e ben ritmato. Le ultime 15-20 righe sono clamorosamente belle. Desidererei leggerti più spesso, e più a lungo. Datti da fare che la capacità l'hai!
    Con la stima di sempre.
    E.

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  2. io apprezzo sempre..ma i commenti seri te li faccio in privato...

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