Quando ritornò il proibizionismo stavo sorseggiando un whisky’n’coca comodamente svaccato sul divano. Erano le dieci e trenta di una mattina di marzo. L’edizione straordinaria di Studio Aperto mi aveva incuriosito… “Chissà che è accaduto – pensavo – per far lavorare anche di mattina quei solerti distributori di notizie. Magari Marta Marzotto si è rifatta le tette o hanno scoperto che Gianni Agnelli aveva le narici d’oro…”.
Invece dopo i convenevoli di rito, apparve il presidentissimo, rigorosamente seduto con accanto il ministro della gioventù e il ministro anti-baracca.
“Da oggi il decreto salva-giovani sarà in vigore in tutto il territorio italiano. Per proteggere il nostro futuro, perché i nostri ragazzi sono il nostro futuro, alcool, tabacco e prostitute saranno vietati ai minori di anni 35. I locali da ballo dovranno essere sottoposti ai severissimi controlli del qui presente ministro anti-baracca, mentre la musica dal vivo, il cinema, il teatro verranno banditi e dichiarati fuorilegge. Per fare un esempio, se uno possiede una chitarra e decide di suonarla rischia fino a tre anni di carcere. Inoltre vigileremo sul vestiario dei nostri giovani, che devono dare un’immagine ben precisa del nostro paese anche all’estero. La televisione, ben inteso, rimarrà l’unico organo d’informazione, ma sarà televisione italiana, fatta dagli italiani per gli italiani.”
“E dei libri, presidente?” Chiese un giornalista in platea.
“Dei libri non ci sarà bisogno. Ci saranno canali tematici dedicati ad ogni singola materia. Gli insegnanti si arrangino con quelli. Non vogliamo che qualche sovversivo incendi la mente dei nostri giovani con strane idee su ribellione, giustizia o rivoluzioni.”
Finii il mio drink e fui tentato di lanciarlo contro il tubo catodico, ma mi fermai appena in tempo.
Quello era l’ultimo passo della restaurazione incominciata una ventina di anni addietro.
Tentavo di capire come avessimo fatto ad arrivare fino a questo punto. Mi vennero in mente le crociate anti-sigarette (dove i fumatori venivano trattati come i malati di HIV degli anni ’80… cioè l’idea di non far fumare nei locali pubblici era ottima, ma arrivare al punto di vietare le sigarette per strada ed infine nelle proprie abitazioni mi sembrava una limitazione ai limiti dell’assurdo. E aumentare i costi una volta al mese? Tanto valeva fare delle questue porta a porta per racimolare i soldi per le ragazze discinte del presidentissimo…), anti-sballo (perché obbligare i locali a non vendere alcolici? Non bastava obbligarli ad adibire una sala dove mettere gli ubriachi fino alla fine della sbornia? E il tanto millantato aumento dei trasporti pubblici per aumentare la sicurezza dei giovani e diminuire la preoccupazione delle famiglie dove era finito?).
Ripescai un Rolling-Stone di cinque anni addietro e, dopo l’intervista all’immarcescibile Vasco, c’erano tre pagine di pubblicità che magnificavano l’arruolamento volontario nell’esercito italiano. Ecco dove era cominciato tutto!! Ci sono entrati nella testa, questi stronzi, prima a noi, poi alle nostre mamme, ai nostri papà, alle nostre nonne, fino a che tutto il loro progetto era sembrato condivisibile. I De Filippi, Costanzo, Mtv, il festival di Sanremo, Domenica In, Verissimo crearono l’humus perfetto per una generazione di encefalogrammi piatti. La democrazia distrutta dall’interno, un’erosione perfetta come la goccia che scava la roccia (basti pensare che il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura è Alfonso Signorini, eletto con un plebiscito popolare da Camera e Senato, che si riuniscono una volta al mese nel parchetto di Milano 2…). E chi aveva provato a dirlo (perché in effetti qualche sciagurato ci provò) era stato bollato come pazzo, comunista, drogato, anti-cattolico, irresponsabile e chi più ne ha più ne metta.
Ora c’erano una quantità esagerata di soldatini in bandana che vivevano per imitare il tronista di turno, stavano in prima fila a difendere famiglia e patria (pur avendo tre-quattro mogli e non avendo mai fatto il militare) e usavano parole come “cribbio!” “la magistratura è marcia dalle fondamenta” “mi consenta” e “non lo faccio per me, ma è il popolo che me lo chiede”.
In ogni caso pensavo che l’ennesimo editto sarebbe servito solo per fare pubblicità. Invece non andò così. Cominciarono prima dai locali e dalle grandi città, ma piano piano la “Squadra anti-deperimento-giovanile” (così era stato ribattezzato il comparto dell’esercito adibito al ritrovo e allo smaltimento di tutto ciò che era vietato) cominciò a passare in rassegna anche i piccoli paesi. Centinaia e centinaia di ragazzi venivano condotti in galera per ciò che possedevano o per i vizi o virtù che si trascinavano dietro.
Dovevo nascondere il whisky. Dovevo occultare le sigarette e la chitarra. Forse me ne dovevo andare. Mettere in valigia i Baricco, i Bukowski, i Capossela, i Kafka, i Pearl Jam, il rock italiano, Pasolini, i film di Tarantino e De Palma e scappare.
Non lo feci e attesi con pazienza il mio turno.
Un giovedì d’aprile mi sfondarono la porta di casa ed entrarono. La telecaster messicana che tenevo sotto il letto venne distrutta seduta stante, con un gesto così cattivo che nemmeno un Cobain in preda alle ulcere poteva fare di meglio. Spaccarono le bottiglie lasciando i cocci per terra, mentre i libri, i cd, l’ipod, i film li caricarono sul camion diretto alla discarica.
Venni processato per direttissima e adesso sono già due anni che sono dentro. Me ne mancano ancora dieci, ma non mi lamento.
La compagnia è buona. Si rammentano i bei tempi e le iniezioni quotidiane di valium ci rendono calmi e mansueti, pronti, quando usciremo, ad essere reinseriti nella migliore società possibile.
Quando ritornò il proibizionismo stavo sorseggiando un whisky’n’coca comodamente svaccato sul divano.
Grand'Emilia Ruvida
3 giorni fa

